Da Zero a Dieci: la clamorosa esclusione, l'incazzatura di Carlo, solo posti in ginocchio sul carro di Arek ed il ritorno di Hurricane

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(di Arturo Minervini) - Zero respiri. Inizia una lunga apnea, come quella di Ciro Di Marzio in Gomorra che speriamo prima o poi riemerga dagli abissi. È un percorso lento, da affrontare tenendosi stretti. Sì, ci sono delle cose che non vanno ma dalle difficoltà nascono storie incredibili da raccontare. La difficoltà è una rete che lanci nel mare scuro, puoi raccogliere un grande vuoto o una pesca miracolosa. Silenziosi, come i pescatori, attendiamo questo tramonto di giovedì per tracciare bilanci sulla stagione. “Non lo disse ad alta voce perché sapeva che a dirle, le cosebelle non succedono.” 

Uno il gol preso: è la settima gara consecutiva in campionato con almeno un gol subito. Ininfluente nel risultato, piccolo graffio alle consapevolezze che questa squadra deve e vuole ritrovare. Un bonus di concentrazione che con l’Arsenal non ci sarà: bisognerà limare ogni margine d’errore, come quando vai da tua nonna e pronunci la frase ‘Ho fame’. Errori imperdonabili. Errori da non ripetere se si vuole la notte perfetta.

Due a zero. Due a Zero. Due a Zero. È un tarlo nella testa, un pensiero costante, un compagno di viaggio giornaliero che non ti abbandona. Il boccone che non va giù, l’amaro che non si cancella. Un pensiero che ronza nella testa nei tifosi ed in quello di una squadra che prima del Chievo ha voluto guardarsi negli occhi, scavare nel petto a caccia di risposte come uno speleologo che cerca un fuoco sopito dentro una caverna. La miccia, ragazzi, dovete accenderla solo voi. Su quel fuoco, però, il San Paolo è pronto a soffiare forte come un vento che trasforma una fiammella in un grande incendio. 

Tre difensori e mezzo. L’idea geniale, come l’amica, che aveva ispirato Ancelotti nelle notti di Champions che torna d’attualità, con un Chiriches che risponde bene al test veronese. Il conte Vlad al fianco di Kalidou e Maksimovic a destra ed a sinistra uno tra Mario Rui e Ghoulam con la licenza di uccidere ( e di attaccare) come Sean Connery. Schieramento che stuzzica Carlo e che potrebbe provare a scombussolare i piani di Emery. 


Quattro giorni per recuperare, uno in più dell’Arsenal impegnato nella serata di lunedì in una gara delicatissima per i destini in Premier sul campo del Watford. La speranza ha bisogno di essere alimentata a piccoli bocconi, giorno per giorno per tramutarsi in realtà. “Le favole non dicono ai bambini che esistono i draghi, i bambini già sanno che esistono, le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere uccisi”. 

Cinque a chi giudicherà con troppa severità la sgambata di Verona. Il Napoli voleva la botte piena e la moglie ubriaca e ci è riuscito: tre punti, senza fare troppa fatica e senza schiacciare troppo il piede sull’acceleratore. Vincere per il morale, non forzare per preservare energie fondamentali. Non è stata una cattiva scelta, sul ritmo imposto alla gara incide anche un Chievo che come Mr. Tamburino di Battiato sventolava da tempo Bandiera Bianca. Discorso del tipo ‘Se giochiamo così contro l’Arsenal…’ non hanno senso. Il calcio non è una scienza esatta. Ed il Napoli ha gli elementi chimici per creare reazioni incontrollabili come in una puntata di Breaking Bad.

Sei gare da giocare in campionato. Sei gare da onorare, da utilizzare come ultimo quadrimestre per capire chi passera l’anno e chi sarà bocciato. Sei gare per confermare un secondo posto che in troppi stanno snobbando, allontanandosi dalla realtà e lasciandoci vincere dalla maledetta tentazione di distruggere. Perché ‘Fa più rumore un albero che cade che una foresta che nasce’. Puntiamo a superare gli 80 punti e ragioniamo con grande attenzione sui motivi che hanno portato il Napoli a fare così tanti punti in meno rispetto allo scorso anno. 

Sette per sei maglie. Detto della difesa, per centrocampo ed attacco ci sono sei posti da assegnare ed una esclusione che potrebbe essere comunque clamorosa: Milik, Mertens, Insigne, Zielinski, Allan, Fabiàn e Callejon. Uno starà fuori. Ma chi? Josè è intoccabile, ma mai come in questo momento per tutti gli altri la corsa resta aperta (con Arek e Lorenzo nettamente in pole). Ancelotti varerà un Napoli super-offensivo? Punterà sulla tecnica in mediana di Zielinski ed Allan? Tante possibilità ed una chiave di lettura del match che sarà fondamentale. Uno sporco lavoro, insomma. Che Ancelotti ha dimostrato negli anni di saper fare molto meglio di tutti noi che al massimo abbiamo vinto una stagione al Fantacalcio. Quando ci va bene…

Otto a Carlo che ha perso un pochino del suo approccio Zen e si avvicina alla filosofia partenopea del “Mazz' e panella fann e figl' bell”. Leader tutt’altro che calmo, tira fuori gli artigli quando qualcuno lo stuzzica in conferenza e contro chi individua una scarsa condizione fisica come causa delle ultime brutte prestazioni prima del Chievo. Murakami scrive: “Il futuro, significa perdere quello che si ha ora, e veder nascere qualcosa che non si ha ancora”. Il ciclo di Ancelotti in azzurro è solo alla sua fase embrionale: giovedì ci sarà il primo Turning Point. Occhio a darlo per bollito…

Nove come il bomber da 20 gol a stagione. Una storia che ti penetra nella pelle, che la senti dentro e che rischia di farti sanguinare per quanto affondi le dita nella carne. Raccontare la storia di riscatto di Arek Milik è come guardare un dettaglio del "Ratto di Proserpina” di Gian Lorenzo Bernini, carne viva che racconta dolore e passione. Il riscatto, la fame, la lucida visione di un uomo che non ha mai perso di vista il suo obiettivo. Disegna col mancino la velenosa traiettoria che lo porta a segnare il 6° gol da fuori in campionato, meglio di CHIUNQUE ALTRO in Serie A. Solo posti in ginocchio (sui ceci) sul carro di Arek. Ora ci state salendo tutti, ma le vostre facce le abbiamo bene in mente. 

Dieci al nuovo bomber che trova la prima doppietta in carriera. Ne aveva bisogno Kalidou, che stava vivendo il periodo più complicato degli ultimi anni. Hurricane si abbatte sul Chievo come le parole taglienti del capolavoro di Bob Dylan, con tutta l’imponenza di chi probabilmente potrebbe tenere a bada da solo l’intera rosa di Di Carlo, la famiglia Campielli e tutti i tifosi clivensi (non tantissimi, per la verità) presenti sul globo. Di questi tempi, lo scorso anno, segnò una rete che ancora ci fa tremare, frammenti di memoria che si ricompongono con grande lucidità. Quella palla in volo, lo stacco imperioso, la palla che come saetta infila la porta sotto gli occhi inermi di Buffon. Magari con qualche giorno di anticipo si potrebbe provare a fare il bis…