Il Mattino - Se James può davvero andare al Napoli il merito sarebbe di Ancelotti e il suo amico Branchini

Secondo l'edizione di oggi de Il Mattino, se l'operazione James Rodriguez in casa Napoli resta un fronte aperto, il merito è di Carlo Ancelotti, ma non solo. Il tecnico, ora in Canada per il periodo di riposo pre-Dimaro, ha il suo abituale angelo custode, perché alle sue spalle c'è l'uomo che lo segue da tanti anni in tutte le vicende legate ai suoi trasferimenti personali ed a quelli più importanti per molti dei calciatori top allenati dal tecnico di Reggiolo.

Quest'uomo è Giovanni Branchini, uno dei guru del mercato nazionale ed internazionale. Figlio del primo grande manager italiano di boxe, a 18 anni, già era agente. Dopo un solo anno entra nel calcio, la sua grande passione: e dopo quasi 40 anni di attività nel football, può vantare affari del calibro di Ronaldo all'Inter, Rui Costa dalla Fiorentina al Milan e Nakata portato alla ribalta internazionale. Il rapporto con Ancelotti risale ai decenni passati e si corroborato nel tempo: è stato Branchini ad aver portato l'allenatore al Bayern Monaco, anche perché è l'unico in Italia a lavorare a certi livelli con il club bavarese. Lo stesso Branchini è stato l'agente che aveva portato anche Pep Guardiola alla corte di Karl-Heinz Rummenigge.

Nel 2017 fu Giovanni Branchini a spiegare come Ancelotti non avesse ancora voglia di sedere sulla panchina della Nazionale, che desiderava di un'altra sfida con un club. Giovanni è l'amico così definito dallo stesso Ancelotti in una recente intervista che tesse le tele ogni volta che sia necessario: e da parte dell'agente, mai c'è stata ingerenza rispetto al ruolo di avvocato e di tecnico svolto da Vincenzo Ziccardi, l'uomo che ha firmato i contratti con il Napoli lo scorso anno. Anche perché quella trattativa, quella con De Laurentiis è stata l'unica bugia detta da Ancelotti a Branchini: neppure il suo amico sapeva che era tutto fatto con il Napoli, un fiume carsico emerso tutto d'un fiato quando ci furono gli incontri in un hotel capitolino che certificarono la nuova avventura professionale di Ancelotti