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Buffon: "Non mi servono 8 Champions League, so quanto sono forte anche senza"

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Buffon: "Non mi servono 8 Champions League, so quanto sono forte anche senza"
TuttoNapoli.net
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Presente al Festival dello sport di Trento anche il portiere del Parma Gianluigi Buffon ha parlato di tanti temi legati all'attualità, partendo dal ritiro di Federer: "Ha regalato tante emozioni alla gente, è un peccato vederlo smettere. Per quanto mi riguarda io continuo a giocare per tante ragioni. Perché mi sento ancora forte e competitivo e perché sono nell'età dell'oro dello sportivo. Mi spiego: ho una età tale in cui posso anche decidere di smettere quando voglio. Sono padrone del mio tempo. Le mie scelte hanno sempre avuto un senso. Come essere tornato a Parma, perché sono un uomo felice nel vedere il tifoso quanto è orgoglioso vedermi di nuovo in porta con i gialloblù.

Nella vita ho vinto tanto ma ho anche rinunciato ad altri titoli. Sono felicissimo di essermi battuto per vincerli ma personalmente per me i successi li ho ottenuti anche con l'affetto della gente. E per sapere quanto valgo non mi servono ad esempio 8 Champions League. Anche senza vincerle io so quanto sono forte. Le critiche? Sono una benzina, soprattutto in vecchiaia. Da ragazzo invece fanno male e rischiano di destabilizzarti. Quando sei maturo e sai quanto vali invece le critiche diventano un incentivo. A volte ne avevo provo bisogno. Ad esempio: quando giocavo bene non leggevo i giornali, perché magari mi portavano fuori equilibrio. Quando andava male mi piaceva invece la critica, sapere da chi arrivava anche per, tra virgolette ovviamente, odiarlo.

La parata perfetta? Chi guarda in maniera disattenta o da profano non riesce a percepire l'importanza di parate o uscite che sembrano scontate. A volte ripenso ai miei compagni grazie a cui ho battuto il record di imbattibilità contro il Torino. In una squadra un portiere con un richiamo, un atteggiamento, una parola, può aiutare il gruppo. Hanno una importanza fondamentale che magari non tutti possono capire. Potevo essere maggiormente diplomatico nella vita? No, magari in giovane età ho commesso errori. Anche se alla fine mi sono serviti. Mi sono sempre assunto le responsabilità, pagandole personalmente. E lasciano i segni perché fanno male. Alcune cose non le rifarei, ma dai 30 anni in su tutto ciò che ho fatto e detto lo rifarei. In quei momenti mi sentivo di fare così. Magari ora potrei reagire in maniera diversa. Parma? Una storia romantica.

È una dimensione che mi piace, rispecchia chi sono e me stesso. Mi fa stare bene. A volte quando sono con i ragazzi nello spogliatoio mi diverto molto. A volte faccio lo stupidotto, non il professore (ride). Secondo me sono rimasti sorpresi, perché magari si aspettavano un altro atteggiamento. Parlo con loro, scherzo, ed alla fine la normalità sia la vera trasgressione della persona. E nella normalità con i compagni io sto bene, anzi meglio. Chiellini? Mi manca, abbiamo condiviso tanta parte di vita. Lui come altri. È la cosa bella dello sport di squadra, la condivisione. Con il blocco storico della Juve siamo cresciuti insieme in tutto: mentalità, capacità".