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Serie A, frenata sui diritti tv esteri: il Quirinale boccia la modifica della Melandri

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Tutto da rifare? No, ma dal Quirinale arriva una frenata che rimette in ballo diversi milioni di euro per la Serie A, in tema di diritti tv. Ma facciamo un passo indietro: una settimana fa, il Consiglio dei ministri, nell'ambito del Decreto Aiuti, ha approvato una rilevante modifica alla normativa prevista dalla Legge Melandri. In particolare, l'esecutivo aveva abolito i limiti temporali e i vincoli alla vendita dei diritti audiovisivi del nostro massimo campionato all'estero. Nelle more dei passaggi successivi all'approvazione del CdM, però, questa parte del provvedimento - secondo quanto raccolto da TMW - è stata bocciata, e quindi esclusa dal testo che è atteso nelle prossime ore in Gazzetta Ufficiale.

Il tema è tecnico, ma la differenza non è poca. Fra articoli e cavilli, l'argomento non è di poco conto, soprattutto sotto il profilo economico. Cerchiamo di spiegarlo in modo semplice: con la normativa attuale, la Serie A può vendere i propri diritti audiovisivi soltanto passando attraverso procedure molto complicate. Ostacoli burocratici che altri campionati - per esempio Premier League e Liga spagnola - non devono affrontare, con la conseguenza di avere un vantaggio commerciale molto rilevante. Non a caso, subito dopo la notizia dell'approvazione da parte del governo, la Lega Serie A aveva applaudito, tramite le parole del presidente Casini, all'eliminazione di "alcune restrizioni che, negli anni, hanno fortemente limitato la commercializzazione dei diritti all’estero, come la durata massima triennale o alcuni obblighi procedurali". Lo stesso ad De Siervo, nelle interviste rilasciate a ridosso della finale di Coppa Italia, aveva ipotizzato l'obiettivo di "raddoppiare quantomeno all’estero i risultati maturati finora". Una partita per vincere la quale avere le mani più libere aiuterebbe e non poco.

Una frenata, non uno stop definitivo. Una partita che la Lega Serie A riteneva - comprensibilmente - di aver portato a termine grazie al lavoro svolto in questo senso con le istituzioni dallo stesso Casini, e che invece è ancora da concludere. In particolare, secondo quanto raccolto da TMW, la norma che modificava la legge Melandri è stata espunta dal provvedimento, poiché giudicata "lontana" dal complesso delle novità introdotte dal Decreto Aiuti che, come tutti i decreti legge, deve presentare un contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo per arrivare all'emanazione da parte del Presidente della Repubblica. I cui uffici hanno ritenuto che la norma sui diritti tv - così come altre disposizioni, che qui non interessano - non rispettasse questi requisiti, destinandola quindi a essere inserita in un provvedimento futuro. Quando? In via Rosellini, questo è poco ma sicuro, si spera il prima possibile.